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Una convinzione · non un fatto · esaminata criticamente

L’“identità di genere” viene trattata sempre più spesso nelle politiche, nei protocolli sanitari e nella legislazione come un dato fisso e misurabile, qualcosa che un questionario o un colloquio di valutazione possano registrare con la stessa affidabilità dell’altezza o della pressione sanguigna. Una revisione sistematica pubblicata nel maggio 2026 sulla rivista Biomedical Engineering OnLine solleva forti perplessità al riguardo. I ricercatori, guidati da Nausheen Ahmad, hanno esaminato quali strumenti di misurazione esistano a livello mondiale per determinare sesso e genere e quanto siano effettivamente validi. Il risultato è tutt’altro che rassicurante per chi presenta l’identità di genere come un concetto solido e clinicamente utile.

Che cosa ha esaminato esattamente la revisione

Il team ha passato in rassegna la letteratura scientifica alla ricerca di strumenti per misurare le caratteristiche sessuali e di genere, individuandone 34 distribuiti in 46 studi: otto strumenti per misurare il sesso e 26 per misurare il genere. Per ciascuno strumento, i ricercatori hanno valutato le proprietà di misurazione secondo criteri psicometrici riconosciuti: la validità di costrutto (lo strumento misura davvero ciò che afferma di misurare), l’affidabilità in caso di ripetizione e il grado di validazione dello strumento nelle popolazioni per le quali viene utilizzato.

Solo tre dei 26 strumenti hanno ottenuto un punteggio elevato

Dei 26 strumenti che misurano specificamente il genere, secondo la revisione solo tre hanno ricevuto una valutazione qualitativa elevata. Gli altri non hanno superato un punteggio moderato o basso nelle proprietà di misurazione esaminate. È inoltre significativo quale proprietà mancasse più spesso: mentre la validità di costrutto era quella riportata più frequentemente, l’affidabilità test-retest — ovvero la capacità di uno strumento di restituire lo stesso quadro in una seconda somministrazione — è risultata proprio la proprietà meno studiata. Uno strumento per il quale nessuno ha verificato se produca lo stesso risultato quando viene ripetuto difficilmente può essere considerato una misurazione stabile e clinicamente affidabile.

La validazione per le persone non binarie è quasi del tutto assente

Il quadro diventa ancora più scarno quando i ricercatori prendono in esame le popolazioni al di fuori dello schema binario uomo-donna. Tra tutti gli strumenti analizzati, esattamente uno — il Gender Self Report — risultava validato anche su partecipanti non binari. Per le decine di altri questionari e scale non è noto se misurino in modo significativo, in questo gruppo, ciò che dichiarano di misurare. La stessa critica riguarda il crescente elenco di etichette identitarie descritte nel catalogo delle identità di genere presente su questo sito: quanto più è articolata la classificazione, tanto più difficile diventa disporre di uno strumento di misurazione validato per ogni singola categoria. Per un termine come non binario esiste dunque un’etichetta, ma quasi nessun metodo adeguatamente fondato per stabilire che cosa quell’etichetta misuri effettivamente in un individuo.

Che cosa dice questo sul concetto in sé

Gli autori della revisione formulano la questione con cautela: un’ulteriore validazione degli strumenti valutati più positivamente, su campioni diversificati, è “tempestiva” per politiche e pratiche più eque. Questa formulazione è già di per sé significativa. Un concetto che, dopo decenni di ricerca, è ancora in attesa di strumenti di misurazione solidi non è un dato biologico o psicologico consolidato: è un’ipotesi di lavoro la cui operazionalizzazione deve ancora essere realizzata in gran parte. Ciò si collega alla più ampia critica concettuale dell’identità di genere: non esiste un marcatore oggettivo, né un esame del sangue né una scansione. Tutto ciò che viene misurato si basa sull’autodichiarazione, e questa revisione mostra che persino tale autodichiarazione viene raccolta mediante strumenti poco solidi.

La stessa premessa — secondo cui l’autodichiarazione sarebbe di per sé una base sufficiente per riconoscere un’identità sul piano giuridico o clinico — era presente anche nel disegno di legge olandese sull’autodeterminazione, presentato nel 2021 e ritirato nuovamente nel 2024. Mentre quel disegno di legge riguardava la registrazione giuridica del sesso, questa revisione riguarda la misurazione clinica e di ricerca dell’identità di genere. In entrambi i casi l’autodichiarazione viene trattata come una base sufficiente, mentre gli strumenti chiamati a rendere oggettiva tale autodichiarazione non soddisfano essi stessi i criteri scientifici comunemente accettati.

Che cosa significa questo nella pratica

Per medici, ricercatori e responsabili politici l’implicazione è concreta: i risultati raccolti con uno strumento non validato — e secondo questa revisione si tratta della maggior parte di quelli utilizzati — dicono meno di quanto spesso si lasci intendere. Il risultato di un’indagine su “quanti giovani siano non binari” o un punteggio ottenuto durante un colloquio di valutazione per determinare la disforia di genere è affidabile solo quanto lo strumento con cui è stato rilevato. Finché non saranno almeno una decina gli strumenti a ottenere una valutazione qualitativa elevata, ogni dato presentato sull’identità di genere sulla base dell’autodichiarazione merita una forte riserva.

Fonti

Ahmad N, Ruetas A, Shaikh U, Sant'Ana TT, Mollayeva T, “Systematic review of instruments for measuring sex and gender attributes: assessment of measurement properties and utility in research on clinical and functional outcomes”, Biomedical Engineering OnLine, 6 maggio 2026. pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13317429